L’Irresistibile fuga dalla complessità

by Valentino Cerrone

Il concetto di complessità ha sempre accompagnato l’uomo nelle sue varie epoche storiche e si è declinato in ogni campo, dalla scienza, all’arte, alla letteratura alla geopolitica, condizionando l’agire e conformando di epoca in epoca l’ambiente di riferimento e di azione dei consociati.

Dalla matematica, il terreno principe della complessità, già dalla fine dell’ottocento abbiamo un riconoscimento ufficiale ed articolato del fenomeno, grazie all’opera di brillanti e visionari fisici matematici come Henri Poincaré, per poi passare nel 900’ ad Alexander Bogdanov.

 

Al paradigma del determinismo, ovvero al mero rapporto di causa ed effetto nei fenomeni naturali, gli scienziati hanno agganciato poi la teoria del caos, secondo la quale la realtà fenomenica tende, seguendo leggi deterministiche, a mostrare una tendenza iniziale a muoversi in apparenza verso il caos senza uno schema lineare.

 

In questa breve rassegna, brutalmente esemplificativa, giova ricordare il contribuito di Edward Lorenz, con il celeberrimo effetto farfalla, richiamato più volte durante la pandemia e in campo ecologico, che postula che un sistema dinamico, oscilla da variazioni infinitesime delle condizioni iniziali, trasmettendo i suoi effetti a cascata in altri campi.

 

In sintesi ciò significa che ogni piccola azione individuale o cambiamento strategico, sia nel breve che nel lungo periodo, sia idonea a produrre un mutamento oltre il proprio perimetro di gestazione.

 

In questi mesi, dalla situazione epidemiologia legata alla pandemia, passando per la politica, che doveva caricarsi la gestione della messa in sicurezza della salute pubblica e la transizione ormai divenuta improcrastinabile verso una società più sostenibile, si è registrata una pericolosa involuzione sia nel dibattito pubblico dei decisori a vari livelli dalla complessità che nel privato e quotidiano vivere, una sorta di auto-sabotaggio consapevole.

 

Una tendenza che in maniera perniciosa si adagia su cliché e presupposti fragili come l’argilla, sui quali si tenta di costruire un contro-sistema di pensiero che nega valenza scientifica a secoli di progresso e in qualche modo alla capacità dell’uomo di osservare, comprendere e superarsi mediante l’elaborazione di soluzioni.

 

Se la complessità pesa nell’agire in quanto implica necessariamente il mettersi in discussione e il migliorarsi, la fuga dalla complessità dall’altro canto, agisce come un devastante anestetico del proprio io, generando la transitoria e temporanea sensazione che negare la realtà fatta di più elementi interagenti, sia non solo possibile ma necessario, per vincere il logorio della vita moderna.

 

Purtroppo però, questo modus agendi non solo potrebbe generare frustrazioni un volta terminato l’effetto temporaneo del volontario esilio ma anche portare ad un isolamento improduttivo, una fuga anche dal vivere ogni momento con consapevolezza e curiosità, che è il sale proprio delle nostre fragili ma affascinanti esistenze. 

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