Crescita autentica: smettere di chiedere permesso per iniziare davvero
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La crescita non inizia con un titolo. Inizia quando smetti di chiedere permesso a tutti.

Ci sono persone che aspettano anni prima di iniziare.
Aspettano un titolo che dia loro diritto di esistere.
Una certificazione che suoni abbastanza importante.
Un riconoscimento che sembri legittimare ciò che già sentono da tempo.

C’è un’esperienza che non ha titoli, che non può essere messa nel curriculum, ma che è di fondamentale importanza. La crescita accade nel profondo della pelle e non nei documenti, segue un’altra logica.
Non nasce quando acquisisci un ruolo, ma quando smetti di chiedere permesso a chiunque ti stia intorno per vivere la tua direzione.

 

Quando hai iniziato a chiedere permesso?

Da bambini ci insegnano a chiedere il permesso “posso, mamma?”. Ci viene insegnato che prima di muoverci dobbiamo essere approvati.
Quante volte ti è stato detto “abbassa la voce” “fai piano” “non fare così che disturbi i vicini”? Per non disturbare dovevi ridurre la tua voce.
E così impari a chiedere permesso, iniziando a sostituire il tuo sentire con l’opinione degli altri.

E così, quasi senza accorgertene, hai iniziato a rimandare la tua vita, aspettando che qualcuno dicesse: “Vai, ora puoi”.

Ma il paradosso della crescita è assai semplice: nessuno verrà mai a darti il permesso di essere te stessa. Quel permesso lo puoi dare solo tu.
E spesso è la parte più difficile dell’intera storia.

 

Il titolo non ti salva. Ti salva la scelta.

Ci piace credere che il titolo faccia la persona. Siamo sempre più abituati a presentarci per i titoli che abbiamo. Un curriculum pieno equivale a una persona di valore.
Che sia la laurea, la formazione, il diploma, la qualifica a renderci finalmente “degni” di iniziare.

E così collezioniamo anni di formazioni e certificati da appendere alle pareti, ma c’è qualcosa che nessun titolo non può fare: non può darti il coraggio che ti porti addosso da sempre.

Non può sostituire il momento, unico, irripetibile, intimo, in cui decidi che è ora di attraversare la tua vita invece di guardarla da fuori. La carta può aprirti qualche porta, qualche possibilità, ma sei tu, sulle tue gambe, che ti porti nel mondo, e questa qualità non può sostituirla nessuna laurea.

Hai mai pensato a quanta vita rimane in sospeso mentre aspetti “di essere pronta”?

Il permesso di aprirti alle possibilità non è dentro ad un certificato, ma è un atto di responsabilità nei tuoi confronti: scegliere te stessa prima dell’approvazione degli altri.

Questo non significa non investire energie e tempo nella formazione, non significa non sviluppare competenze e non crearsi una professionalità degna di essere chiamata tale, non significa improvvisarsi, non è agire senza pensare.
Significa smettere di vivere come se la tua voce dovesse sempre essere convalidata da qualcuno più grande, più esperto, più sicuro, più “giusto”.

In alcuni momenti vale la pena chiedersi:
Da dove nasce davvero questa attesa?
È prudenza o è paura?
È cura o è rinuncia?

 

Il momento esatto in cui inizi a crescere

Esiste un momento in cui senti un “basta” che viene da dentro. Spesso arriva da una grande stanchezza, ed è chiaro che questo basta che non è rabbia, non è sfida, non è opposizione ma
è un confine che finalmente riconosci.

Inizia quando ti accorgi che non puoi continuare a vivere una vita che è stata costruita per compiacere, evitare, adattarti. Lo spazio si crea quando comprendi che tu sei la prima persona che deve crederci, sei tu che devi scegliere e sei sempre e solo tu che devi iniziare.

È un istante preciso, il corpo te lo restituisce, prima che nella mente: lo senti come un radicamento che affonda, come una colonna che si riallinea, come un’estensione che finalmente trova direzione.

 

Una porta socchiusa

C’è questa immagine che mi aiuta sempre a chiarire il mio sentire, e di conseguenza le idee.
Sono davanti ad una porta socchiusa, da dentro filtra una luce, è un bagliore caldo, morbido, invitante. Io sono lì davanti, immobile, chissà da quanto. So bene che per aprirla serve un gesto minimo: un movimento del polso, un avanzo del piede. Eppure rimango ferma. E non perché non voglio entrare, ma perché non so se posso. E li, davanti a questa voglia di spalancare la porta e il sentire il mio corpo rigido mi chiedo: Cosa sto aspettando, esattamente? Che qualcuno mi prenda la mano? Che qualcuno mi dica che sono pronta? Che qualcuno mi garantisca che è la porta giusta? Spesso rispondo si a tutto. Vorrei avere la certezza che non sbaglierò ad entrare quella porta, vorrei varcarla con qualcuno che mi tiene per mano, vorrei sentirmi dire che sono pronta. Ma ogni volta che gioco con questa immagine, che vedo chiaramente i miei desideri e i miei timori, capisco, ogni volta, una cosa semplice: Quella luce è mia. E quella porta si aprirà solo quando sarò io a muovermi.

 

Smettere di chiedere permesso non significa mancare di rispetto

Mettere confini e legittimarsi ad agire è sempre un passaggio delicato. Smettere di chiedere permesso non è disobbedire a tutto. Da piccoli è importante capire cosa è meglio fare o non fare, per creare una coscienza che ci preserva dai pericoli. A ragion del vero sono una grande promotrice dell’esperienza, che insegna più di mille parole, per questo quando lavoro con i bambini a molti loro “posso?” io rispondo “prova!”. Non chiedere ad ogni passo permesso non significa non ascoltare, non è agire impulsivamente o ignorare chi ti ama.

È comprendere che esiste una responsabilità più profonda di qualsiasi approvazione: la responsabilità verso ciò che senti vero.

La crescita non ti chiede di diventare invincibile ma ti chiede di diventare onesta.

Onesta nella direzione che senti vera per te, con ciò che ti muove e ti smuove, con ciò che ti stanca negare.

 

Cosa succede quando smetti di chiedere permesso

Quando smetti di attendere che da fuori qualcosa cambi o qualcuno ti dia il permesso di agire, ciò che cambia non è all’esterno ma è dentro. E quando accade non diventi più rumorosa ma diventi più certa. Non diventi più arrogante, diventi più radicata, più stabile. Non diventi più impulsiva ma diventi più presente, più lucida. E in questo nuovo stato scopri che il mondo non crolla se inizi proprio quella cosa che rimandi da tanto. Ti accorgi che non perdi le persone che ti vogliono bene e
che la tua vita aveva solo bisogno di questo: una porta che finalmente si apre, perché la stai aprendo tu. E finalmente inizi a camminare senza aspettare di essere scelta da qualcuno.
Ti scegli da sola.

 

Una domanda che rimane

Se non avessi bisogno del permesso di nessuno, da dove ricominceresti oggi?

Non domani. Non quando sei pronta. Non quando gli altri capiscono.

Oggi. Da dove inizieresti?

La tua crescita non ha bisogno di un titolo.
Ha bisogno della tua presenza. Della tua scelta. Di quel gesto minuscolo che apre la porta che stai guardando da anni.

Il resto verrà.
E sarà tuo.

 

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