Temporale estivo

by Veronica Gianello

Di cosa profuma la pioggia d’estate? 

Del primo giugno che diventa agosto, 

di braci che fumano spegnendosi, mentre delicato il sole fa cu-cu dall’orizzonte. 

Sa di pance scoperte, di scoperte e basta; 

di basilico e pomodoro maturo. Di rugiada che è brivido e carezza. 

Bagna forte la pioggia d’estate. Cascata inattesa che inumidisce piedi e cuore. 

Opera perfetta di scultori d’altri tempi.

Riparo rapido, improvvisato. Attesa e rischio calcolato. 

Profumano di nuovo quei baci di luglio, 

di richiamo ancestrale che ricuce squarci con il giorno dopo giorno.

Stretti stretti a diventare lago: appiglio d’aria che prende la forma del noi. 

Sono profumo di prato tagliato, di fragole 

e asfalto:

scroscio di stomaco che arriva alle dita. 

Dita che gocciolano e tornano terra, 

e ancora evaporano 

e prendono ancora l’unica forma possibile, 

l’unica: 

noi. 

Ponti di legno i temporali estivi, fatti per camminarsi attorno e dirsi addio. 

Fatti per ritrovarsi in un ciao che anticipa il bacio 

che rinnova e trascende, 

sempre. 

È panchina muta la pioggia di luglio, che assorbe e attende:

eterno pendolare di passanti poco attenti.

Accoglie lei,

accoglie lei

e non chiede nulla, se non peso.

Brivido che parla e raddrizza la schiena, goccia che scende perfetta lì 

dove riga ed espande, 

dove anche il sale diventa nulla 

e nulla ha più lo stesso sapore.

Si arrabbiano i temporali estivi, ringhiano e rimbombano prestando voce alla paura. 

Rintanano e rimboccano le anime sole, e vibrano fin sotto la pelle. 

Riavvicinano e rincarano amanti e dannati:

pausa di luce che dilata il tempo, fermo immagine di ciò che è essenza e verità. 

Forma fiumi la pioggia d’estate, 

e pozzanghere 

e fastidiosissimo fango. 

Rovina progetti e dimentica piani. È sbuffo e lamentela che presto diventata ricordo. 

È nota che scorre e ritorna, 

entra in testa e cambia la consistenza dell’aria.

È già finita eppure resta, 

pronta lì dietro a cambiare umori e notti, 

pronta a profumare ancora quelle labbra 

che resistono sul ponte traballante.

Di cosa profuma la pioggia d’estate se non di quell’unica forma possibile? 

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