Il futuro che ci aspetta

by Nadia Abagnale

300.000 anni fa circa comparve sulla Terra l’Homo sapiens, il cui volume medio del cervello era di 1.350 cm³.  Sono numerosi gli studi di storici, scienziati e sapienti che nel corso del tempo hanno sviluppato teorie e dimostrato tesi sull’evoluzione e su come l’essere umano si sia adattato e trasformato nel corso delle epoche. Trasformazione e adattamento determinano la sopravvivenza della specie. La ormai sdoganata resilienza che molte volte viene confusa con resistenza.

 

In un’ottica storico-evoluzionistica risulta facilmente comprensibile e ben accetta l’idea che l’essere umano di trecentomila anni fa non sia lo stesso di oggi e che nel corso delle epoche abbia cambiato continuamente le sue condizioni di vita e in un certo modo anche la sua biologia e la sua genetica. Il sistema adattivo ha una premessa fondamentale, tutto è in costante divenire secondo una logica causa-effetto. Pertanto ad ogni cambiamento causato, corrisponderà un effetto.

 

Soffermandoci sull’introduzione di Internet ad uso privato-domestico è chiaro a tutti noi quanto abbia rivoluzionato il modo in cui ci informiamo, lavoriamo, socializziamo, ci intratteniamo.

Poche altre invenzioni condizionano la vita dell’essere umano in così tanti ambiti e aspetti apportando una vera e propria trasformazione sistemica e radicale.

 

Causa. Abbiamo cambiato i nostri usi quotidiani con Internet.

Effetto. Internet sta cambiando la nostra unità mente-corpo?

 

Qualche risposta è stata data da uno studio pubblicato nella rivista World Psychiatry e condotto da un team di ricercatori di diversi istituti (Western Sydney University, Harvard University, Kings College, Oxford University e Manchetser University).

I ricercatori sono partiti dalla premessa che “il cervello è in qualche modo malleabile in risposta agli stimoli ambientali, soprattutto nell’apprendimento di nuovi processi, grazie alle sue capacità neoplastiche”. Unendo i risultati di diversi ricerche nell’ambito della psicologia, psichiatria e neuroimaging, gli autori si sono concentrati sugli effetti degli stimoli derivati dall’uso di Internet, rilevando alterazioni acute e prolungate in specifiche aree cognitive con influenze su concentrazione, memoria e interazioni sociali.

Dallo studio si evince che essere sottoposti ad una costante stimolazione online (notifiche, informazioni, prompts…), determina un indebolimento della cosiddetta attenzione sostenuta a favore dell’attenzione divisa, senza peraltro un egual rafforzamento delle capacità multitasking ma semplicemente una minor capacità di ignorare le distrazioni.

 

Gli autori si soffermano inoltre sul ruolo di Internet come forma di memoria esterna o “transactive memory”. Questo tipo di memoria è stata parte del sistema sociale per millenni e fino ad oggi si basava sul processo di delegazione di informazioni ad individui esterni (familiari, professionisti, comunità…), così che un singolo individuo si trovasse a dover ricordare la fonte dell’informazione piuttosto che tutte le informazioni nel complesso.

Nonostante a livello di comunità questa cessione di informazioni abbia dei vantaggi, diminuisce le abilità mnemoniche del singolo che attua uno scarico cognitivo poichè tali informazioni possono essere ritrovate in futuro. Ciò che è cambiato con l’uso di Internet è il demandare la nostra memoria esterna ad uno strumento che non ha alcuna responsabilità di conservare le informazioni, influenzando anche la nostra capacità di registrarle o ricordarci dove sono state reperite.

 

Siamo di fronte a cambiamenti che influenzano il nostro quotidiano e il nostro sistema corpo-mente in modi che ancora non conosciamo del tutto.

Eppure ciò ci permette anche di aprire portali, condividere e reperire informazioni come mai prima di oggi è stato possibile nella storia umana.

 

Non possiamo sapere esattamente cosa provassero gli uomini che per primi usarono il fuoco, ma possiamo supporre, senza alcuna pretesa scientifica bensì con una buona dose di empatica immedesimazione, che alcuni ne avessero paura, magari altri addirittura ne rifiutassero l’uso. Indubbiamente ciò ha avuto ripercussioni sotto numerosi aspetti, sociali, biologici, comportamentali. Ricercando nella letteratura potremmo forse scoprire quanto tempo ci volle nell’Europa del ‘600, affinchè si passasse dall’uso sistematico dell’abaco alla calcolatrice (anch’essa strumento di memoria esterna), ma non sapremo quanti furono restii ad utilizzarla. Eppure senza questo strumento alcune delle moderne scoperte scientifiche forse sarebbero state inarrivabili.

 

Non ci è dato sapere cosa accadrà nel futuro, quali usi e costumi andranno persi, come cambieranno i nostri geni o il cervello umano, quale rivoluzione farà nascere una nuova società. Possiamo fare previsioni ma nessun modello potrà restituirci una fotografia esatta di ciò che sarà.

 

Ci resta un compito importante. Più oneroso rispetto a immaginare mondi possibili o compiangere i “bei tempi andati”. Essere consapevoli. Scegliere e decidere quotidianamente, non spinti dalla paura di cambiare ne rimanendo spettatori passivi.

 

Perchè esiste la storia di un uomo nel qui ed ora, affetto dalle emozioni, parzialmente non oggettivo, talvolta diffidente e critico nei confronti dei cambiamenti. Le sue azioni e i suoi pensieri influenzano direttamente quei decenni che rappresentano la sua vita ma anche, in piccola parte, influenzano una storia più grande.

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